Panzerotti, calzoni, gnocchi fritti, pasta fritta, ciaccia fritta, torta fritta, donzelle, sgonfiotti, stese, sgabei, crescentine, pinsin, vastedda... In Italia il Federalismo non si farà mai, ma l’unità a tavola - non ce ne vogliano i Savoia, Garibaldi, il Quirinale o Artusi - è di là da venire. Ci sono la pizza, gli spaghetti o il gelato, ma ogni regione, comune e cantone, difendono la propria identità. Simbolo di questo orgoglio regionalista è la <CF264>pasta fritta</CF>. Utilizziamo il nome laziale soltanto per diretta correlazione con la preparazione tecnica del piatto: pasta di pane o della pizza, tagliata e fritta, condita con sale e talvolta con lo zucchero. E’ una tradizione tramandata dai Longobardi e infatti si risale fino a Mantova per trovarla col nome di <CF264>pinsin</CF>. Poi si entra in Emilia e nella parte nord-orientale della provincia di Piacenza è comune la dizione dialettale <CF264>chisulén</CF> (italianizzata in chisolino). Complessivamente, però nella parte nord della Regione viene chiamata semplicemente <CF264>torta fritta</CF>, e più a Sud <CF264>gnocco fritto, <CF262>tipico per la precisione - guai a sbagliare un campanile - nelle province di Bologna, Modena e Reggio Emilia (luoghi in cui viene citato con l’articolo <CF263>il</CF>). A Parma, infatti, mantiene il nome di torta fritta, come a Ferrara, dove però prende il gergo di <CF264>pinzino</CF>. Nella Val Trebbia, dai piedi del monte Prelà in provincia di Genova e poi, dopo il comune di Gorreto, nel territorio della provincia di Piacenza, col comune di Ottone e nel Piacentino, lambendo l’Oltrepò Pavese, è sempre conosciuta come torta fritta, mentre nel Bolognese in senso stretto la chiamano <CF264>crescentina</CF>. Tradizione vuole che, passato l’Appennino, nella litigiosa Toscana di Guelfi e Ghibellini la varietà d’idiomi non diventi più sintetica della vicina Emilia. <CF262>In Garfagnanna</CF>, la prima zona a risentire delle influenze emiliane, viene chiamata <CF264>panzanelle</CF> (senza niente in comune con l’insalata di pane raffermo). Nel Chianti classico senese prende l’appellativo di <CF264>donzelle</CF> perché la servono come stuzzichino, anche in ristoranti importanti come ad esempio l’Albergaccio di Castellina che la propone nel cestino dei pani. In Toscana trova però il suo massimo in Lunigiana - nello Spezzino è riconosciuta come <CF264>morseleti</CF> -dove sotto il nome di <CF264>sgabei</CF> la pasta fritta ha il compito di esaltare il Lardo di Colonnata che vi viene adagiato sopra perché si sciolga. Nella versione dolce prende il nome di <CF264>sgonfiotti</CF>, come a Perugia però nella versione salata: il pastificio Menchetti li serve come aperitivo. Nell’Alta Val Tiberina biturgense la chiamano <CF264>ciaccia fritta</CF>, come del resto a Citerna o in Umbria. Poi trova la sua patria. Il Lazio della <CF264>pasta fritta</CF> e della <CF264>stesa</CF> di Strangolagalli in provincia di Frosinone dove fanno anche una sagra. E la Puglia, dove poi sarebbe nata col nome di <CF264>panzerotto</CF>, ma in provincia di Lecce già la chiamano <CF264>calzone</CF>. Nella cucina napoletana, con lo stesso nome si indica il <CF264>calzone fritto</CF> (tipico con farcia di ricotta, ciccioli e salame), ma già ad Avellino la <CF264>pizza fritta</CF> è di nuovo più simile a quella dell'alto Lazio e nel paese di Nusco viene servita l'aggiunta di menta e rosmarino. In Calabria vengono impastate come anelli e si chiamano <CF264>grispelle</CF>: salate con le acciughe o dolci col miele. In Sicilia, a Garibaldi piacendo, cambia ancora nome: e’ la <CF264>vastedda</CF>, tipica di Gratteri a Palermo. Molte fanno parte dei Pat, i prodotti agroalimentari tradizionali del ministero. Quanti altri tipi ne esisteranno?
aldofiordelli
venerdì 22 giugno 2012
Pasta Fritta Piatto Anti Italiano Tutti i nomi dei panzerotti
Panzerotti, calzoni, gnocchi fritti, pasta fritta, ciaccia fritta, torta fritta, donzelle, sgonfiotti, stese, sgabei, crescentine, pinsin, vastedda... In Italia il Federalismo non si farà mai, ma l’unità a tavola - non ce ne vogliano i Savoia, Garibaldi, il Quirinale o Artusi - è di là da venire. Ci sono la pizza, gli spaghetti o il gelato, ma ogni regione, comune e cantone, difendono la propria identità. Simbolo di questo orgoglio regionalista è la <CF264>pasta fritta</CF>. Utilizziamo il nome laziale soltanto per diretta correlazione con la preparazione tecnica del piatto: pasta di pane o della pizza, tagliata e fritta, condita con sale e talvolta con lo zucchero. E’ una tradizione tramandata dai Longobardi e infatti si risale fino a Mantova per trovarla col nome di <CF264>pinsin</CF>. Poi si entra in Emilia e nella parte nord-orientale della provincia di Piacenza è comune la dizione dialettale <CF264>chisulén</CF> (italianizzata in chisolino). Complessivamente, però nella parte nord della Regione viene chiamata semplicemente <CF264>torta fritta</CF>, e più a Sud <CF264>gnocco fritto, <CF262>tipico per la precisione - guai a sbagliare un campanile - nelle province di Bologna, Modena e Reggio Emilia (luoghi in cui viene citato con l’articolo <CF263>il</CF>). A Parma, infatti, mantiene il nome di torta fritta, come a Ferrara, dove però prende il gergo di <CF264>pinzino</CF>. Nella Val Trebbia, dai piedi del monte Prelà in provincia di Genova e poi, dopo il comune di Gorreto, nel territorio della provincia di Piacenza, col comune di Ottone e nel Piacentino, lambendo l’Oltrepò Pavese, è sempre conosciuta come torta fritta, mentre nel Bolognese in senso stretto la chiamano <CF264>crescentina</CF>. Tradizione vuole che, passato l’Appennino, nella litigiosa Toscana di Guelfi e Ghibellini la varietà d’idiomi non diventi più sintetica della vicina Emilia. <CF262>In Garfagnanna</CF>, la prima zona a risentire delle influenze emiliane, viene chiamata <CF264>panzanelle</CF> (senza niente in comune con l’insalata di pane raffermo). Nel Chianti classico senese prende l’appellativo di <CF264>donzelle</CF> perché la servono come stuzzichino, anche in ristoranti importanti come ad esempio l’Albergaccio di Castellina che la propone nel cestino dei pani. In Toscana trova però il suo massimo in Lunigiana - nello Spezzino è riconosciuta come <CF264>morseleti</CF> -dove sotto il nome di <CF264>sgabei</CF> la pasta fritta ha il compito di esaltare il Lardo di Colonnata che vi viene adagiato sopra perché si sciolga. Nella versione dolce prende il nome di <CF264>sgonfiotti</CF>, come a Perugia però nella versione salata: il pastificio Menchetti li serve come aperitivo. Nell’Alta Val Tiberina biturgense la chiamano <CF264>ciaccia fritta</CF>, come del resto a Citerna o in Umbria. Poi trova la sua patria. Il Lazio della <CF264>pasta fritta</CF> e della <CF264>stesa</CF> di Strangolagalli in provincia di Frosinone dove fanno anche una sagra. E la Puglia, dove poi sarebbe nata col nome di <CF264>panzerotto</CF>, ma in provincia di Lecce già la chiamano <CF264>calzone</CF>. Nella cucina napoletana, con lo stesso nome si indica il <CF264>calzone fritto</CF> (tipico con farcia di ricotta, ciccioli e salame), ma già ad Avellino la <CF264>pizza fritta</CF> è di nuovo più simile a quella dell'alto Lazio e nel paese di Nusco viene servita l'aggiunta di menta e rosmarino. In Calabria vengono impastate come anelli e si chiamano <CF264>grispelle</CF>: salate con le acciughe o dolci col miele. In Sicilia, a Garibaldi piacendo, cambia ancora nome: e’ la <CF264>vastedda</CF>, tipica di Gratteri a Palermo. Molte fanno parte dei Pat, i prodotti agroalimentari tradizionali del ministero. Quanti altri tipi ne esisteranno?
Etichette:
calzoni,
ciaccia fritta,
crescentine,
donzelle,
gnocchi fritti,
Panzerotti,
pasta fritta,
pinsin,
sgabei,
sgonfiotti,
stese,
torta fritta,
vastedda
martedì 20 marzo 2012
Tagliata o tettina?
Vorrei ringraziare Maurice, per la citazione e per la riflessione. Che aggiunge pragmatismo senza nulla togliere al mio "Al ristorante non si va per mangiare" che sta diventando idea di un convegno con un amico e collega di Lucca interessato al dibattito. Dunque, ci arrendiamo o speriamo?
Se pensassi che tanto nessuno capirebbe una certa cucina raffinata o colta, dovrei mettermi a recensire le tagliate alla rucola. Ok, lo farò. Scrivo per i lettori non per i cuochi. Ma quando si raccontano piatti minori come quelli a cui pure fa riferimento Maurice, come la testina di vitella o la tettina, qualche volta si fa breccia.
Mi viene in mente la tettina del Santo Bevitore a Firenze, città really turistic. Se si trovano persone disposte a incuriosirsi, a provare, o addirittura colleghi esimii che su tuo consiglio restano entusiasti e poi ne scrivono a propria volta, capisci che non ci si può arrendere.
Arrendersi alla cucina che la gente vuole, significa arrendersi ai vini che la gente vuole, alle notizie che la gente vuole. Arrendersi alla mediocrità, a non pensare, morire. Capisco bene l'obiezione commerciale: non si può produrre Aglianico per chi beve Coca cola.
Per il mercato del vino (leggete l'intervento di Angelo Gaja sul blog di Pignataro) è più facile. E' globalizzato. Se i consumi interni non capiscono il Barolo, si vende all'estero. Coi ristoranti è diverso. Non si esporta una cucina con la medesima facilità. Ma quando gli stessi bevitori di Barolo verranno a mangiare in Italia, secondo voi cercheranno la tagliata o la tettina?
Se pensassi che tanto nessuno capirebbe una certa cucina raffinata o colta, dovrei mettermi a recensire le tagliate alla rucola. Ok, lo farò. Scrivo per i lettori non per i cuochi. Ma quando si raccontano piatti minori come quelli a cui pure fa riferimento Maurice, come la testina di vitella o la tettina, qualche volta si fa breccia.
Mi viene in mente la tettina del Santo Bevitore a Firenze, città really turistic. Se si trovano persone disposte a incuriosirsi, a provare, o addirittura colleghi esimii che su tuo consiglio restano entusiasti e poi ne scrivono a propria volta, capisci che non ci si può arrendere.
Arrendersi alla cucina che la gente vuole, significa arrendersi ai vini che la gente vuole, alle notizie che la gente vuole. Arrendersi alla mediocrità, a non pensare, morire. Capisco bene l'obiezione commerciale: non si può produrre Aglianico per chi beve Coca cola.
Per il mercato del vino (leggete l'intervento di Angelo Gaja sul blog di Pignataro) è più facile. E' globalizzato. Se i consumi interni non capiscono il Barolo, si vende all'estero. Coi ristoranti è diverso. Non si esporta una cucina con la medesima facilità. Ma quando gli stessi bevitori di Barolo verranno a mangiare in Italia, secondo voi cercheranno la tagliata o la tettina?
lunedì 21 novembre 2011
Tuscany I Balzini Red Label (S, Cs, M) 2009 Supertuscan
Youthful ruby light purple in the hue, spicy and fruity on the nose with leather, cherry and vanilla. Medium body, medium high acidity, medium alcohol, good perceived tannin.
The alcohol combined with a good acidity and a little bit green tannin on the final typical of Sangiovese grape points to a Supertuscan. The Cabernet sauvignon is more important at the nose for the varietal aroma.
The French oak with the good balance of it use suggest a medium high quality wine from a recent vintage, not very hot like 2008. Ready to drink, it could be awaited for ten years but no more with this green tannin.
Inviato dal dispositivo wireless BlackBerry®
The alcohol combined with a good acidity and a little bit green tannin on the final typical of Sangiovese grape points to a Supertuscan. The Cabernet sauvignon is more important at the nose for the varietal aroma.
The French oak with the good balance of it use suggest a medium high quality wine from a recent vintage, not very hot like 2008. Ready to drink, it could be awaited for ten years but no more with this green tannin.
Inviato dal dispositivo wireless BlackBerry®
mercoledì 16 novembre 2011
Guida Michelin 2012
MILANO - Finalmente la Michelin rinnova la Toscana e Firenze. Nuove stelle al Four Seasons di Firenze e allo chef Vito Mollica e all'Ora d'Aria, sempre a Firenze, con Marco Stabile al quale ha giovato il cambio sede e l'apertura anche a pranzo. Mantiene la stella anche Igles Corelli dopo il suo trasferimento a Pescia con Atman.
Importante coppia di stelle per il gruppo alberghiero di Salvatore Madonna che conquista il macaron sia con Andrea Mattei del Magnolia di Forte dei Marmi all'Hotel Byron sia con Luca Landi del Lunasia di Tirrenia.
Arriva l'ennesima stella in provincia di Grosseto per il nuovo ristorante L'Acquacotta dell'Hotel Terme di Saturnia a chiudere un quadro regionale finalmente rinnovato per le zone (Firenze) e anche per le scelte. Nella stessa ottica si segnalano le stelle perse del Piranha a Prato e dell'Osteria del Vicario a Certaldo.
La guida non è tornata sui propri passi a proposito del Canto della Certosa di Maggiano e di Paolo Lopriore, uno dei talenti più cristallini della cucina italiana. Mantenuta in Umbria la stella alla Bastiglia di Spello nonostante il cambio di chef (ma è notizia delle ultime settimane).
Importante coppia di stelle per il gruppo alberghiero di Salvatore Madonna che conquista il macaron sia con Andrea Mattei del Magnolia di Forte dei Marmi all'Hotel Byron sia con Luca Landi del Lunasia di Tirrenia.
Arriva l'ennesima stella in provincia di Grosseto per il nuovo ristorante L'Acquacotta dell'Hotel Terme di Saturnia a chiudere un quadro regionale finalmente rinnovato per le zone (Firenze) e anche per le scelte. Nella stessa ottica si segnalano le stelle perse del Piranha a Prato e dell'Osteria del Vicario a Certaldo.
La guida non è tornata sui propri passi a proposito del Canto della Certosa di Maggiano e di Paolo Lopriore, uno dei talenti più cristallini della cucina italiana. Mantenuta in Umbria la stella alla Bastiglia di Spello nonostante il cambio di chef (ma è notizia delle ultime settimane).
martedì 15 novembre 2011
Chablis 2010 Brocard
Pale yellow with a floreal nose and crisp palate. Low medium body, high acidity and low alcohol. Quite good fruity lenght.
Colour and texture point to classic region wine, the acidity to Italy or France . The texture soft and the a lemon and low stone notes suggest a Chablis even the absence of wood to a youth simple one.
Inviato dal dispositivo wireless BlackBerry®
Colour and texture point to classic region wine, the acidity to Italy or France . The texture soft and the a lemon and low stone notes suggest a Chablis even the absence of wood to a youth simple one.
Inviato dal dispositivo wireless BlackBerry®
venerdì 11 novembre 2011
Marlborough New Zealand Sauvignon blanc Montana
A pale colour with light green impression, aromatic on the nose like white rose, melon and tomato leaf. Dry, with crisp acidity and balanced in alcohol (13%), no wood, no Mlf.
Colour and acidity suggest a young wine, aromas who is a sauvignon blanc. In Alto Adige it couldnt'be so fruity, in France couldnt't be so ripe on the nose with this high acidity. So it could be a sb from a warm climate of new world like New Zealand.
The quality is fine for a medium wine around 10 euros. It's ready to drink with 5 years in front.
Inviato dal dispositivo wireless BlackBerry®
Colour and acidity suggest a young wine, aromas who is a sauvignon blanc. In Alto Adige it couldnt'be so fruity, in France couldnt't be so ripe on the nose with this high acidity. So it could be a sb from a warm climate of new world like New Zealand.
The quality is fine for a medium wine around 10 euros. It's ready to drink with 5 years in front.
Inviato dal dispositivo wireless BlackBerry®
Marlborough Wither Hills Wairau valley pinot noir 2008
A bright ruby with intense strawberry and cappuccino, supple and pretty persistent.
The colour is a typical from pn. The wood is sweet like a French oak from the first impression and so obtrusive to suggest with the fruity nose and high alcohol (14%) a new world wine.
The balance and the finesse point to New Zealand (will be a Marlborough from silty alluvial loams over depp stony river deposits, in the heart of central Wairau Valley).
The wine is a 2008, now on his peaking and with few years more to drink.
Inviato dal dispositivo wireless BlackBerry®
The colour is a typical from pn. The wood is sweet like a French oak from the first impression and so obtrusive to suggest with the fruity nose and high alcohol (14%) a new world wine.
The balance and the finesse point to New Zealand (will be a Marlborough from silty alluvial loams over depp stony river deposits, in the heart of central Wairau Valley).
The wine is a 2008, now on his peaking and with few years more to drink.
Inviato dal dispositivo wireless BlackBerry®
Iscriviti a:
Commenti (Atom)